Vi racconto la Divina Commedia

Brevemente la storia della Divina Opera…

 

Prima di iniziare a "raccontare" ciò che accade nei diversi canti che sceglierò di volta in volta, non posso non riassumere brevemente la storia di questa grande opera.

Dante iniziò a scrivere la Commedia (o meglio Comedìa, come lui stesso la definisce) durante l’esilio.

E’ incerto il periodo di stesura dell’intera opera  ma si pensa che sia stata scritta tra il 1300 e il 1321, anno in cui si suppone sia stato ultimato il Paradiso.

L’aggettivo Divina fu aggiunto successivamente da Giovanni Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante e comparve per la prima volta in un’edizione del 1555.

Ma perché Dante chiamò la sua opera Comedìa? Ovviamente Dante conosceva le teorie retoriche che la cultura medievale aveva ereditato dal mondo greco-latino: l'opera si chiama Comedìa perché ha un inizio triste e un lieto fine; perché la sua lingua è il volgare e il suo stile è umile e dimesso. Comedìa dunque in contrapposizione a Tragedìa che era  il genere nobile per  la lingua e lo stile utilizzati.

Dante, da cristiano, interpreta gli insegnamenti classici in modo originale: per il cristiano la storia più bella è il racconto della morte di Cristo e della sua resurrezione, una storia che comincia non bene ma ha un esito felice. Ecco perché Dante chiama la sua opera comedìa: essa è racconto di uomini e fatti grandiosi, ma anche di vita quotidiana, il cui senso è  nobile in ogni caso, perché non solo l'accadimento o l'uomo o lo stile eccelso e nobile, ma anche il piccolo e umile hanno implicito in sé il senso profondo della storia umana: la continua lotta contro il peccato alla ricerca della salvezza.

Il poema è allegorico, pertanto si serve di personaggi e figure simboliche per trasmettere un insegnamento morale: mostrare agli uomini gli effetti negativi del peccato e nello stesso tempo indicare la via della redenzione spirituale.

Dante,  smarritosi in una selva oscura, cerca di uscirne guidato prima da Virgilio a visitare l'Inferno e il Purgatorio, e poi da Beatrice alla visione dei beati e di Dio nel Paradiso. Egli rappresenta l’uomo che,  caduto nel peccato, riconosce gli errori commessi e si pente con l’aiuto di Virgilio che rappresenta la Ragione umana. L'anima, una volta purificata, può comprendere le  verità della fede, sotto la guida di Beatrice, e pervenire alla beatitudine celeste e all'unione con Dio. Beatrice che non è solo la donna-angelo dello Stilnovo, ma è la  raffigurazione di Cristo, della grazia divina e della teologia rivelata che può condurre l'uomo alla salvezza eterna.

 

(Alessia S. Lorenzi  © Riproduzione riservata)

 

Vedea io le stelle… e sì mirando in quelle, mi prese il sonno”:

I sogni di Dante nelle albe del Purgatorio

 

Primo sogno di Dante : l’aquila

Nel primo sogno, la paura di non riuscire a salvare la propria anima, è rappresentata dall’angoscia del risveglio che si placa soltanto quando comprende il significato del volo simbolico dell’aquila verso la luce talmente luminosa da sembrare fuoco ardente.

L'aurora sta ormai imbiancando il cielo mentre nel Purgatorio sono già trascorse circa tre ore dall'inizio della notte: e la notte, de’ passi con che sale, /fatti avea due nel loco ov’eravamo,/e ‘l terzo già chinava in giuso l’ale; (Purg. IX 7-9)

Dante, affaticato per il viaggio e per il fatto di avere un corpo in carne e ossa, si china, si sdraia sull’erba e cade in un sonno profondo. Verso l'alba, quando la rondine emette i suoi stridi e la mente umana fa dei sogni rivelatori della realtà, il poeta sogna di vedere sopra di sé un'aquila dalle penne d'oro, che volteggia e sembra sul punto di scendere a terra. Nel sogno, l'aquila piomba su di lui e lo afferra portandolo in alto sino alla sfera del fuoco dove gli sembra di bruciare.

Poi mi parea che, poi rotata un poco,/terribil come folgor  discendesse,e me rapisse suso infino al foco./ Ivi parea che ella e io ardesse; (Purg. IX, 28-30)

Il dolore è talmente forte che il poeta si sveglia d'improvviso e impallidisce per lo spavento; vicino a lui vede solo Virgilio il quale si affretta  a spiegargli che non deve aver paura anzi gli dice di stare tranquillo perché il viaggio procede bene e gli comunica che sono giunti in prossimità della porta del Purgatorio. Virgilio spiega anche che prima dell'alba, mentre dormiva,  era giunta una donna dicendo di essere Santa Lucia  che, mentre era ancora addormentato, lo aveva preso e lo aveva portato in alto  e deposto dinanzi alla porta, ma prima i suoi occhi avevano indicato al maestro l'accesso al monte, quindi la santa se ne era andata proprio nel momento del risveglio di Dante. Il poeta è riconfortato dalle parole di Virgilio e appena il maestro lo vede più tranquillo e meno spaventato e dubbioso, procede verso la porta, seguito da Dante stesso.

L’aquila qui è simbolo della Grazia divina e della giustizia imperiale, che si raccolgono nella figura umana di S. Lucia, colei che aiuta il poeta a superare miracolosamente le difficoltà che gli impediscono di salire in alto. Dante, sollevato in alto fino alla sfera del fuoco, è simbolo dell’uomo che nell’ascesi mistica viene innalzato sulle ali per scrutare la luce di Cristo e i misteri della sua divina grazia. Ma è chiaro che il contenuto di tutto il sogno indica il passaggio dallo stato di peccato a quello di salvezza grazie al sacramento della confessione.

 

Secondo sogno di Dante: la femmina balba

 

Nel secondo sogno, Dante mette in scena una riflessione sui propri peccati, che, mostra che il poeta ha compreso, attraverso la ragione, le proprie mancanze, che è pronto ad espiare gli ultimi peccati, ma che ha ancora bisogno di aiuto e non più soltanto di quello della ragione.

La raffigurazione della quarta cornice, in cui si purifica la colpa dell’accidia, si apre con il colloquio di Dante con l’abate di San Zeno e con una seconda anima che resta anonima e in atteggiamento di contrita penitenza.

Ne l’ora che non può ‘l calor diurno/intepidar più ‘l freddo de la luna,/vinto da terra, e talor da Saturno (Purg. XIX, 1-3)

Poco dopo, nell'ora in cui il calore del giorno non può più affievolire il freddo dei raggi lunari, eliminato dal freddo della Terra e talvolta da quello di Saturno, poco prima dell'alba, quindi,  Dante si addormenta e sogna una donna balbuziente, ripugnante, con gli occhi storti e zoppa, con le dita rattrappite e pallida. La “femmina” raccoglie, quindi,  in sé ogni bruttura.

 Nel sogno, però, man mano che è da lui ammirata, si trasforma in una donna bellissima, come il calore del sole riscalda le membra infreddolite nella notte: la donna inizia a parlare con scioltezza e dichiara di essere una dolce sirena che tenta i marinai nell'oceano, proprio come aveva fatto con Ulisse, ed è in grado di legare a sé chi la ascolta. La donna non ha ancora smesso di parlare, quando l’intervento fiero di una “donna santa e presta” 

(quand’ una donna apparve santa e presta/lunghesso me per far colei confusa – (Purg. XIX, 26-27)

richiamerà Virgilio che, strappandole le vesti e mostrando a Dante il suo ventre da cui esce un gran puzzo e rivelerà, quindi, al poeta la vera essenza della donna da lui vista, scongiurando così la tentazione. Dante si sveglia immediatamente a causa del cattivo odore che sente.

Mentre i due cominciano la salita, Virgilio domanda a Dante perché cammini così pensieroso e il poeta risponde che è a causa del sogno fatto da lui poco prima. Virgilio gli spiega che la femmina che ha sognato rappresenta la cupidigia dei beni materiali, ovvero il peccato punito nelle tre Cornici soprastanti, e ha visto il modo con cui l'uomo può liberarsene con l'aiuto della ragione, Virgilio appunto, che, tenendo gli occhi fissi al bene, rivela il male nascosto sotto le apparenze allettanti del peccato.

Possiamo dedurre che la “donna santa e presta” simboleggi la sollecitudine, virtù opposta all'accidia della cornice appena visitata, Virgilio le strappa gli abiti e ne mostra il ventre, da cui esce un lezzo che simboleggia invece,  l’amore disordinato per i beni terreni. Secondo alcuni invece, il significato simbolico di questa donna sarebbe la ragione illuminata dalla grazia, per altri potrebbe essere Beatrice o Lucia.

C’è in questa allegoria il senso della necessaria lotta che l’uomo deve combattere contro la seduzione del male e quello della sicura vittoria con l’aiuto della grazia: la lotta continua tra il bene e il male come tra il cielo e la terra, fra il fugace e l’eterno.

 

Terzo sogno di Dante: Lia

 

Anche il terzo sogno parla di aiuti esterni. Dopo l’aquila, dopo la donna “santa e presta” e Virgilio, ora nello sogno-coscienza del poeta appaiono due graziose figure femminili.

Ne l’ora, credo, che de l’oriente,/prima raggiò nel monte Citerea,/che di foco d’amor par sempre ardente,  (Purg. XXVII, 94-96)

Nell'ora in cui sul Purgatorio appare la stella di Venere mattutina, quindi presumibilmente all’avvicinarsi dell'alba quando i sogni sono veritieri, Dante sogna una donna giovane e bella che passeggia in una pianura, cantando e intenta a raccogliere fiori: essa dichiara di chiamarsi Lia (una delle due mogli di Giacobbe), considerata il simbolo della vita attiva e di voler preparare una ghirlanda. La giovane aggiunge che è sua intenzione farsi bella per ammirarsi allo specchio, mentre riferisce che la sorella Rachele (l’altra moglie di Giacobbe, considerata invece simbolo della vita contemplativa) si guarda tutto il giorno allo specchio senza stancarsi mai. La sorella, dice Lia, è desiderosa di ammirare i propri begli occhi quanto lo è lei di operare.

Ormai il sole sta sorgendo ed è l'ora che è più gioiosa per il viaggiatore quando è vicino a casa: la luce dell'alba fa destare Dante. Lia e Rachele anticipano entrambe la figura di Matelda, la donna che sta per apparire a Dante, di cui rappresentano due aspetti diversi.

In sintesi il sogno simboleggia l’aiuto che la vita attiva e quella contemplativa svolgono per far conseguire all’uomo la felicità. Qui non ci sono più i pericoli che invece ha incontrato nel suo cammino, ma è chiaro che Dante vuole dirci che, se è vero che è finita la purificazione, non sono, però, terminate le difficoltà del viaggio. Nella narrazione dell’opera noi siamo abituati a distinguere il Dante personaggio della Commedia, e il Dante autore della stessa. Parlando dell’autore, i tre sogni sono anche un riassunto simbolico di tutto il percorso iniziatico di cui Dante sta cercando di dare un resoconto che sia il più imparziale possibile. Quelle brutte atmosfere infernali, che sono ancora presenti nei primi due sogni, scompaiono del tutto nel terzo, insieme a tutte le P ormai cancellate dalla fronte del pellegrino.

Spesso i dubbi e le paure dell’autore sono chiaramente espressi, infatti in tutti e tre i sogni sono presenti dei  richiami che aiutano a capire quelle che sono le ansie dell’autore e quelle del “Dante” pellegrino.

(Alessia S. Lorenzi)